Posted On settembre 9, 2008

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quando registri un disco la parte parte piu difficile deve sempre arrivare. di parti difficili ne ricordo molte. per esempio tutte le sere si andava a dormire di mattina e poi era già mattina e quindi dovevi essere in piedi. oppure quando sai già che non avrai il tempo di fare tutto il lavoro che devi fare e che dovrai lasciare lo studio libero. e quindi mattina pomeriggio sera e notte è uguale basta avere microfonomixerstudio pronti. e in due anni ne abbiamo passate di ore in studio. a fare e disfare. e nel frattempo fuori il cielo e temperatura cambiavano. caldo freddo e caldo e freddo etc. ma questa non è la parte difficile. forse la maggiore difficoltà sta nel fatto che non riesci mai a dimenticare che stai facendo un disco. e ci pensi spesso, molto spesso, ovunque. gli arrangiamenti, i suoni e le canzoni si mischiano con le cose quotidiane come lo yogurt i calzini l’autobus e i sacchetti della spesa. ti entrano nelle tasche e si appoggiano agli occhiali e quando dormi le metti tutte sul comodino accanto al cellulare. poi arriva (ancora ) la parte difficile cioè far sentire a qualcun altro quello che hai fatto. chiedi opinioni a qualche amico. la musica, le parole, i fade, la pronuncia. raccogli tutto e sistemi nuovamente le canzoni che nel frattempo hanno iniziato a finire su una serie di cdr che si chiamano premix uno e poi due etc. non so bene a che numero siamo arrivati perché ad un certo punto abbiamo iniziato ad ingannarci chiamando i cdr sei punto uno, sei punto due … ma poi incredibilmente nessuno propone modifiche. spesso è un paio di settimane dopo la scadenza assoluta che ci si è dati, non si saprà mai se si poteva fare meglio. è solo che un giorno si torna in studio, in uno studio professionale e si danno le canzoni (il cdr a questo punto si chiama mix definitivo 3 punto zero, perché anche i definitivi hanno (danno) i numeri) in mano a uno che è tutto vestito di bianco e guanti bianchi e maschera bianca. questo personaggio, che vi assicuro incute gran timore, inizia ad analizzare le canzoni. che però ora non sono piu canzoni. ma qualcosa che suona e ha delle frequenze. alcune buone altre meno. ascolti i pezzi con diversi tipi di casse, per cercare di farle suonare bene sia sullo stereo compatto da ventinove e novanta, sia su quello super. ma le canzoni sono sempre loro, non bisogna dare tropa fiducia alle frequenze, quelle ti fregano. sono sempre le stesse canzoni che che giravano tra la saponetta e il volante della tua auto, vicino alla bic rossa e alla rubrica telefonica. le canzoni sopravvivono alle frequenze e rimangono, come rimane quella che credi sia l’ultima parte, ancora piu difficile. quella che coinvolge fotografi, giornalisti, tipografi, corrieri, booking, percentuali, download, maining list e poi chi leggerà questo. e se ti volti indietro, e ci ripensi vedi un lavoro lunghissimo. sarebbe bello avere delle foto o dei filmati, per far capire meglio quanto tempo si spende per fare un disco. nonostante la tecnologia aiuti un sacco si spende un sacco di tempo e questa è una gran bella cosa. pensi anche che prima di rifare un altro disco per fortuna passerà del tempo. pensi che hai proprio voglia di tenerne in mano una copia, si solo tenerla in mano, non ascoltarla. almeno per i prossimi sei mesi no. o magari una volta soltanto per sentire che sia tutto ok.

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La Plaskattesa: 2° Episodio

Posted On settembre 4, 2008

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Nella homepage di Rockit trovate l’intervista fatta da Sara Scheggia ai Le Man Avec Les Lunettes, in cui si parla di nuovo disco e di nuovi appuntamenti europei per la band.