si dice..si dice..si dice..

Posted On Dicembre 18, 2008

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Rumore – Andrea Pomini

THE BRAIN OLOTESTER

Già fra i ranghi dei Muzak in un album tanto valido quanto passato inosservato come In Case Of Loss, Please Return To: (vedi #178), il salentino Giuseppe Calignano debutta oggi in proprio per la cagliaritana Zahr, scegliendo di chiamarsi come un oscuro apparecchio che registra e analizza le onde cerebrali. Gusto, quello per una certa estetica “scientifica” vintage e un poco naif da navicella spaziale alla deriva nel cosmo, che resiste dai tempi della band, e che risuona perfettamente negli undici episodi del nuovo disco. Esempi di cantautorato atipico ed intimista, ora in forma di brevi bozzetti fatti di sussurri e accompagnamento minimale di acustica e/o archi (The Analog Man Memories, When, The Digital Man Apologize) o suoni d’ambiente (A Cure For Gaspare), ora di meditazioni cosmiche percorse da una sottile inquietudine (The Linear Ergodic Theorems, Plan 9 From Outer Space, Dark and Lights), solennità quasi immobili (Joe) e sintesi di quanto detto (The Lennart Nacka Skoglund Leg). Con il tenero folk di Copulations And Mirrors a chiudere in bellezza.
voto: 7

BlowUp – Enrico Veronese

THE BRAIN OLOTESTER
Il terrore dei videodoom in lavatrice scuote le campa(g)ne fondali ma trova requie immediata, per incrociare scoppi avant solo sette tracce oltre, la corta When è già canzone vintage in punta di respiro. Suoni piccini e retrostanti che importano quanto quelli esposti, timpani ed effetti: The Lennart Nacka Skoglund Leg è nostalgica, plurale, effervescente artificiale. Trattasi di opera double face, natalizia esplosione di forme slow nella prima parte, malinconica e sospesa: palesi i rimandi alla poetica M83, un brano a contenerne molti.
Dopo il dittico The Digital Man Apologize e A Cure For Gaspare, nevicata del ‘56 alla finestra della tv preserale, coi minuti emerge una sintesi a più microfoni di cui Joe è paradigma, oltre all’ovattata Spiritualized perforata e andata a male dentro Plan 9 From Outer Space. Pane per gli estimatori di Albanopower, Herself, Sense Of Akasha e Muzak, di cui faceva parte Giuseppe Calignano, il responsabile di questo bell’esordio italiano: superfluo aggiungereche siamo tra questi (7).

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